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Bias di conferma

«La terra è piatta! Abbiamo le prove». Forse non lo sapete ma alcune persone credono veramente che la terra sia piatta non tanto per cieca abnegazione a qualche dogmatismo religioso ma perché vittime di uno dei più potenti bias cognitivi. Avete mai sentito parlare del bias di conferma o, come è comunemente conosciuto, del confirmation bias? Il confirmation bias è un bias cognitivo molto comune che spesso domina i nostri schemi di pensiero e consiste nella tendenza a ricercare elementi della realtà che confermino le nostre ipotesi ed a ignorare quelli che le confutino.

Bias di conferma (confirmation bias).

Il bias di conferma reso in italiano anche con il termine pregiudizio di conferma (a mio avviso suona molto male anche se il senso è più corretto) è uno dei tanti bias cognitivi che intervengono nei nostri processi decisionali. Come ho cercato di spiegare in altri post un bias cognitivo è una distorsione nel ragionamento che porta la persona a ad utilizzare processi inferenziali che portano inevitabilmente a conclusioni errate. Molte ricerche hanno dimostrato come il ragionamento e le inferenze possano essere sbagliati soprattutto in condizioni di incertezza che favorisce una naturale tendenza del nostro cervello a generalizzare informazioni, eliminare informazioni e distorcere informazioni.

Ma torniamo ai terrapiattisti che hanno introdotto il post con la loro affermazione delirante. Come mai persone senza disturbi cognitivi rilevanti possono credere ad una teoria tanto strampalata? La risposta è molto complessa e, ad essere sinceri, non vi è un’unica causa ma sicuramente uno dei meccanismi di autoinganno dei terrapiattisti è senz’altro il bias di conferma. La loro idea di partenza è che ci sia un complotto ordito da secoli atto a farci credere che la terra sia tonda (è una premessa folle, lo so, ma portate pazienza) ma il problema è che ogni elemento possa confermare questa loro folle teoria è selezionato attraverso il bias di conferma, ecco un esempio:

Se restiamo ad osservare una qualunque nuvola in cielo per diversi minuti, vedremo accadere due cose: la nuvola si sposterà, e cambierà gradualmente di forma. Nei video ufficiali NASA della palla terrestre rotante, come il time-lapse della “Galileo”, tuttavia, le nuvole mostrate per oltre 24 ore di tempo non si muovono e non cambiano minimamente forma! Questo è assolutamente impossibile, ulteriore prova che la NASA produce video generati al computer, e che la nostra Terra non è una palla rotante.

Avete capito? Il fatto che le nuvole si spostino mentre nelle immagini riprese dallo spazio sembrano sempre le stesse diventa una prova alla loro teoria; il confirmation bias si è attivato.

Bias di conferma ed ansia.

Il bias di conferma è tra i fattori cognitivi implicati nella genesi e nel mantenimento di alcune rigide credenze alla base di molti disturbi d’ansia. Le persone che soffrono di ansia generalizzata, ad esempio, focalizzano i pensieri minacciosi riguardanti se stessi o gli scenari che dovranno affrontare e, attraverso un processo pseudodiagnostico di controllo delle ipotesi negative e pessimistiche, ricercano solo le informazioni congruenti con la loro visione di se stessi e del mondo, ignorando di contro quelle (contro-esempi) disconfermanti l’ipotesi focale come nell’infografica seguente.

L’infografica descrive un dialogo interno di una persona che soffre di ansia ed in particolare che teme i locali affollati; vedere tre persone che sostano all’esterno del locale diventa un’informazione che arbitrariamente conferma l’ipotesi (confirmation bias) che il locale sarà pieno e che questo porterà inevitabilmente la persona a provare ansia.

Come superare il bias di conferma.

La natura umana è quella che è e una buona dose di accettazione deve essere sempre il nostro punto di partenza: capiterà a tutti, anche ai “migliori”, di cadere nel bias della conferma. Detto questo possiamo provare a costruire gli “anticorpi” in grado di aiutarci nei processi di abbandono delle ipotesi partorite tramite bias di conferma.

Innanzi tutto quando sospettiamo di essere incappati nel confirmation bias dobbiamo abbandonare il nostro ragionamento basato su criteri normativi “giusto” vs “sbagliato” e abbracciare criteri di ragionamento funzionale ai nostri scopi coerenti con i nostri valori.

4 principi utili a sviluppare un ragionamento funzionale agli scopi.

Per usare i nostri processi decisionali in maniera flessibile possiamo applicare quattro principi molto utili allo sviluppo di ragionamenti funzionali agli scopi.

Formulare più ipotesi. Imparare a ragionare in maniera funzionale implica programmare i passi per raggiungere i propri obiettivi. Formulare molte ipotesi “alternative” a quella di partenza è il primo passo. La probabilità di selezionare l’ipotesi più “utile” allo scopo aumenta infatti con l’aumentare del numero di ipotesi alternative generate e tra le quali scegliere.

Confrontare le informazioni relative alle varie ipotesi. Con la mente aperta dobbiamo analizzare i vari dati raccolti e confrontarli con le relative ipotesi in modo da scegliere quella che più ci avvicina ai nostri scopi. Spesso il costo di questo processo è molto alto in termini di tempo ma vale la pena imparare ad investire in questo esercizio di ragionamento. Attenzione però che “pensare troppo” oltre un certo limite diventa controproducente.

Ottimizzare i tempi. Un ragionamento efficace implica che la quantità di tempo e di energia dedicata alla formulazione e scelta delle ipotesi e alla raccolta delle informazioni sia adeguata” tale da risultare appropriata alla situazione e da minimizzare i costi della ricerca. In pratica valutare tempi e disponibilità di informazioni fino a trovare il giusto compromesso tempo/dati in proporzione al volare degli scopi relativi.

La giusta fiducia nelle proprie ipotesi. È il principio più difficile, una sorta di “metaprincipio”: dobbiamo trovare un equilibrio tra la giusta fiducia nella capacità di prendere decisioni corrette e l’ammettere che le nostre conclusioni in cui confidiamo molto possono anche essere errate. Ricordiamo che possiamo sbagliare e teniamo conto dei 3 principi precedenti

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