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4 principi fondamentali per obiettivi veramente efficaci senza diventare zombie.

zombieHai la sensazione di non riuscire a raggiungere molti degli obiettivi che ti eri prefissato e per questo ti sembra di essere sempre in affanno? Probabilmente alcuni degli obiettivi che ti sei posto sono i cosiddetti dead person’s goals (obiettivi dell’uomo morto). Sono stati definiti in questo modo perchè  possono essere raggiunti soltanto da un morto o, per mia libera estensione, da uno zombie. Mi spiego meglio con un esempio: immaginiamo di provare molta agitazione rispetto ad un esame da fare o ad un’importante scadenza di lavoro; più si avvicina la data e più la nostra ansia si farà spazio nella nostra giornata e, in alcuni casi, diventerà un fardello del quale fare volentieri a meno. Nel tentativo di tranquillizzarsi molte persone cercano di porsi obiettivi molto controllanti del tipo «non devo più agitarmi» o «devo stare attento e non fare errori» ma, agendo in questo modo, le persone non fanno altro che aumentare l’incertezza abbassando la propria autoefficacia. Alcuni autori (Luoma et al., 2007) hanno cercato di sottolineare l’inutilità di obiettivi posti in negativo con la paradossale affermazione che solo un uomo morto potrebbe raggiungerli: un morto, infatti, non prova ansia e non commette errori, proprio in quanto morto. In generale possiamo dire che gli obiettivi dell’uomo morto sono quasi sempre declinati al negativo (ricordate che quando chiediamo alla nostra mente di non fare qualcosa otteniamo il contrario?); sono assoluti e infattibili (es: non devo arrabbiarmi mai più); poco coerenti con i nostri valori e passivi (basati sugli evitamenti esperienziali).

Ma come posso identificare degli obiettivi funzionali ai miei scopi e smetterla di sentirmi frustrato? Per definire un obiettivo veramente efficace dobbiamo tenere conto di 4 principi fondamentali di ogni obiettivo.

obiettiviefficaci

Innanzi tutto gli obiettivi devono essere nostri e avere noi come protagonisti di ciò che andremo a fare per raggiungerli. Ho sentito centinaia di volte porre obiettivi basati sugli altri:

  • “la mia ragazza non mi deve lasciare”

  • “mio marito deve capire che ho bisogno di una mano”

  • “far smettere il mio capo di urlarmi addosso”

Una seconda caratteristica importante riguarda la spinta all’azione che deve essere contenuta nell’obiettivo. Gli obiettivi, infatti, devono essere attivi altrimenti, nei fatti, diventa impossibile metterli in pratica. Quando ci poniamo obiettivi passivi non andremo da nessuna parte:

  • “devo sentirmi più amato”

  • “devo sentirmi felice”

  • “non devo avere paura”

Una terza caratteristica molto importante e spesso trascurata anche dai migliori è la definzione tecnica degli obiettivi. In psicologia dell’educazione e in didattica si parla di operazionalizzare gli obiettivi educativi. Spesso, infatti, gli obiettivi sono o troppo generici o poco misurabili. La misurabilità degli obiettivi ci permette di metterci di fronte ai risultati che abbiamo ottenuto e in quel modo “le chiacchiere vanno a zero”. La nostra mente, infatti, potrebbe spingerci a valutare in maniera eccessiva il nostro risultato quando l’obiettivo non è posto bene; se siamo troppo buoni con noi stessi tenderà ad ipervalutare i risultati, ad esempio attraverso un’astrazione selettiva oppure se siamo eccessivamente scoraggiati tenderà a sminuire i risultati ottenuti. Operazionalizzare gli obiettivi significa renderli concreti e misurabili. Ecco degli esempi di obiettivi poco definiti e non misurabili:

  • “devo riuscire ad essere attento alle esigenze della mia ragazza”

  • “prendermi maggior tempo per me stessa”

  • “far capire al mio capo che non ho paura di lui”

Negli esempi ho già “corretto” gli obiettivi e di per sè possiedono le prime due caratteristiche (sono nostri ed attivi) quindi potrebbero essere una buona base di partenza. Devono essere definiti in uno o più obiettivi concreti e quantificabili. Può essere comodo definire l’obiettivo efficace generale e declinare poi gli obiettivi specifici operazionalizzati.

L’ultima ma fondamentale caratteristica riguarda la coereza degli obiettivi rispetto ai nostri valori. In un recente articolo abbiamo parlato di valori e dell’importanza che ricoprono nel mantenere la nostra flessibilità psicologica favorendo il nostro benessere. Ribadisco che i valori non sono obiettivi ma gli obiettivi sono molto importanti per restare in contatto con i nostri valori. Obiettivi “tecnicamente” ben fatti ma distanti dai nostri valori risultano molto più difficili da raggiungere. Per esempio l’obiettivo “andare in palestra a fare cross-fit due volte la settimana da ottobre a giugno  per prendermi degli spazi solo per me” potrebbe essere un ottimo obiettivo (è nostro, attivo, bene definito e misurabile) ma se non siamo sportivi e il tenermi in forma non è un nostro valore probabilmente fallirò quell’obiettivo. Vi mostro un piccolo esempio semplificato di come si può lavorare per rendere efficace un obiettivo; per renderlo friubile al lettore il processo è stato reso lineare ma, nella pratica i passaggi possono essere fatti smultaneamente e spesso si parte dai valori per definire poi l’obiettivo.

Esempio di come si costruisce un obiettivo efficacie
Esempio di come trasformare un “obiettivo dell’uomo morto” in un obiettivo efficace.

Ora che l’obiettivo è stato definito in maniere efficace non ci resta che passare all’azione.


Per saperne di più:

  • Luoma, J. B., Hayes, S. C., & Walser, R. D. (2007). Learning ACT: An Acceptance & Commitment Therapy Skills-Training Manual for Therapists. Oakland, CA: New Harbinger & Reno, NV: Context Press.
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